Convegno organizzato dal Comune di Peccioli – breve sintesi e riflessioni

All’incontro i relatori sono Renzo Macelloni (Sindaco di Peccioli), Simone Millozzi (In rappresentanza della provincia di Pisa con qualità di consigliere), Ivan Ferrucci (Capogruppo PD in Regione Toscana), Paolo Marconcini (Presidente Geofor S.p.A) a Annamaria Bramberini (Assessore all’Ambiente della Regione Toscana).

rifiutiFaremo una brevissima sintesi, volevamo filmare l’evento per metterlo a disposizione di tutti i cittadini, ma il Sindaco di Peccioli è intervenuto personalmente per vietare ad un nostro attivista la ripresa video. L’incontro era pubblico, ma evidentemente questi eccessi di trasparenza non sono graditi ai nostri amministratori.

Il film che abbiamo visto ha comunque lo stesso copione di sempre. C’è una classe politica che si auto-celebra e si auto-assolve per il mancato raggiungimento degli obiettivi e una parte imprenditoriale a cui gli amministratori della cosa pubblica affidano certi servizi, che si siede allo stesso tavolo di chi sarebbe proposto a controllarla. Tutti assieme hanno un progetto, il gestore unico, premesso abilmente con una introduzione della necessità di una dimensione industriale del processo di trattamento di rifiuti e ignorando qualsiasi principio di garanzia della libera concorrenza. Un cittadino che interviene dimostrando la sua preoccupazione per la salute dei suoi figli a causa di questi impianti viene prima redarguito dall’assessore regionale e poi esplicitamente minacciato di denuncia da parte di un partecipante che da quanto siamo riusciti ad apprendere successivamente, sembra essere il proprietario dei terreni dove sorge la discarica di Chianni.

Non vogliamo spendere altre parole per fare una cronaca di questo evento, bensì vogliamo sviluppare le nostre considerazioni partendo da un dato oggettivo che emerge dal convegno che è la quantità di rifiuti che viene prodotta in un anno in Toscana. L’assessore parla di circa 2.300.000 tonnellate di rifiuto urbano e circa 8.600.000 tonnellate di rifiuto speciale, per un totale di circa 11.000.000 di tonnellate. Facendo un breve conto, considerando che un grosso camion potrebbe caricare 30 tonnellate, significa che ogni giorno dell’anno ci sono 1.000 camion di rifiuti prodotti solo nella nostra regione. Dai dati forniti da Geofor, la raccolta differenziata riguarda il 40% del rifiuto (riteniamo che queste percentuali siano riferite al solo urbano) per il quale solo il 60% viene effettivamente riciclato, per cui facendo fede ai dati riferiti, per 2.300.000 tonnellate annue, 1.750.000 finiscono ancora in discarica o negli inceneritori.

A nostro avviso, visto che non siamo più ai primordi dell’industrializzazione, già da molto tempo il rifiuto doveva essere considerato come un errore del nostro modello di società da correggere con urgenza, impiegando con forte determinazione volontà e mezzi in questa direzione, ma evidentemente non è andata così.

Per quanto i gestori degli impianti di smaltimento possano operare rientrando nei parametri stabiliti dalla legge, questo non giustifica il fatto di dover continuare a perseguire un modello di sviluppo fatto di costruzione di nuove discariche e nuovi inceneritori. Con le nostre attività umane, e non solo quelle riferite allo smaltimento dei rifiuti, stiamo saturando l’ambiente di agenti chimici e stiamo regalando ai nuovi nati il contatto con una grossa serie di inquinanti nocivi fin dai primi giorni della loro vita.

Se nel 2015 siamo ancora a questi livelli primitivi, significa che fino a questo momento non c’è stata nessuna volontà politica forte di perseguire un percorso di abbattimento della quantità del rifiuto, ma solo di gestirlo. E’ facile vedere quanto giro di affari si possa sviluppare dietro a queste enormi quantità di ‘materia prima’ ed è logico che il percorso di riduzione dei rifiuti trovi difficoltà non date da limiti tecnologici ma sopratutto da interessi economici di sistemi che traggono grossi utili da questo tipo di attività.

logo-riciclaggioAddirittura in Toscana abbiamo anche un premio Nobel per l’ambiente, un insegnante, Rossano Ercolini di Capannori autore del progetto “rifiuti zero” e del libro “Non bruciamo il futuro” edito da Garzanti. Come si può vedere dal sito del laboratorio http://www.rifiutizerocapannori.it il modello “rifiuti zero” non è un utopia, ma un percorso che porterebbe ad una quasi totalità di abbattimento del rifiuto nel giro di dieci anni.

Noi siamo sicuramente per dare voce a questo tipo di esperti e non a chi usa i suoi titoli solo per alzare una soglia di tolleranza su un certo inquinante. E se esistano queste possibilità è certo che vanno percorse seriamente e non utilizzare solo l’etichetta per interventi di sola facciata che poi non portano risultati concreti.

Possiamo capire l’imbarazzo di un’amministrazione comunale che allo stesso tempo deve tutelare la salute umana e contemporaneamente trae profitto da un impianto di smaltimento o da un inceneritore, ma di fronte alla possibilità di tutelare l’ambiente e la vita che se ne nutre non ci dovrebbero essere indugi da che parte stare.

Durante la nostra vita abbiamo visto molti cambiamenti tecnologici che hanno decretato l’estinzione di alcune attività facendone nascere altre. Pensiamo solo all’avvento degli orologi elettronici che hanno colpito duramente aziende storiche del settore tradizionale. Quelli sono stati anche cambiamenti repentini, che non hanno nemmeno dato il tempo a molti di adeguarsi, ma sarebbe stato impensabile solo pensare di poter fermare questa evoluzione per preservare le vecchie attività.

Questo era solo un esempio, ma solo per dire che se oggi possiamo mettere in campo sistemi, tecnologie e magari diffusione anche di una nuova cultura, che consentono di abbattere radicalmente la produzione del rifiuto, si dovrebbe percorrere senza indugi questa strada anche se porta nel giro di dieci o quindici anni a far chiudere la maggior parte delle discariche e degli inceneritori che sono anche attività economiche.

Gli imprenditori che gestiscono questi impianti avranno tutto il tempo a disposizione per rinnovarsi e sicuramente, con gli utili che hanno fatto con le attività di smaltimento, non gli mancheranno certamente i mezzi per poterlo fare. Tra l’altro i posti di lavoro complessivi del settore sarebbero maggiori in una gestione “rifiuti zero” piuttosto che con una gestione tradizionale e questo senza ricadere sui costi del servizio grazie alla possibilità del settore di creare valore aggiunto dalla rivendita di materie riciclate o oggetti utilizzabili riparabili, cose per altro già sperimentate con successo in altri paesi.

Se quindi vogliamo vedere un mondo diverso, veder chiudere le discariche e gli inceneritori, a poco serve fare le barricate davanti ad un singolo impianto fino a quando ci saranno grosse quantità di rifiuto da smaltire. Ma se collaboriamo tutti a limitare gli utilizzi di prodotti usa e getta, contribuiamo a fare una corretta raccolta di rifiuti, promuoviamo l’educazione ambientale ai nostri figli e facciamo una vera pressione sui nostri amministratori affinché intraprendano questo tipo di strada piuttosto che difendere gli interessi di pochi, potremmo compiere questo importante salto di qualità.

Logo_MoVimento_5_stelletoscana_150Ti ricordiamo che il Movimento 5 stelle ha nel suo programma la strategia rifiuti zero. Se contribuirai a mandare al governo della nostra regione questi ragazzi onesti, incensurati e senza lobby di potere alle spalle, avrai già fatto un grande passo per veder realizzato questo percorso.

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